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giovedì 28 agosto 2008

Wilma Maria: «Voglio dire grazie, grazie a tutti»

Parole semplici e piene di dignità pronunciate sin dal primo momento dalla turista olandese violentata ed - insieme al marito -, aggredita brutalmente.
Niente punizioni in diretta tv, niente vendetta, niente evocazioni giustizialiste e/o persecutorie. Men che meno la presenza di pseudo-cronisti in cerca di scoop, con domande del tipo: "come si sente, ora?"
I ringraziamenti sono diretti al dottor Andrea Levi Dellavida, il primario che la sta curando, ai carabinieri che hanno arrestato i delinquenti e a tutti coloro che sono loro vicini con fiori, email e solidarietà.
La fiducia nel prossimo non è stata intaccata.
Sinceramente, trovo che sia un esempio di quella umanità in positivo, che è sempre più raro trovare nei media e nei giornali. Troppo spesso si registra un forte squilibrio tra eventi delittuosi e fatti concreti e positivi, a discapito di questi ultimi.
La società è tutta brutta, sporca e cattiva?
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Ma Wilma Maria vuole guardare avanti e il suo dolore se lo porta dentro, con dignità estrema. Suo marito l'aveva già fatto il primo giorno, ora è lei a rivolgere parole di calda riconoscenza per i
medici che l'hanno curata e i carabinieri che in poche ore hanno arrestato i responsabili del massacro. «Voglio dire grazie, grazie a tutti», ripete.

Anche ieri, l'ambasciata olandese ha fatto sentire comunque la sua premurosa presenza: il capo della sezione politica, Joost Reintjes, è tornato in ospedale per sincerarsi delle condizioni dei coniugi di Waalre. Paul e Wilma dall'inizio sono stati chiari: massimo rispetto per il lavoro dei cronisti, ma niente interviste, niente telecamere. Così, davanti alla loro stanza, di ora in ora si fa sempre più stretta la sorveglianza delle guardie private dell'ospedale, degli infermieri e dei carabinieri, che con grande gentilezza cacciano via gli intrusi.

continua >>> l'articolo pubblicato su Corriere.it
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Albert Einstein: "Conosco una sola razza, quella umana"
cheyenne

martedì 26 agosto 2008

Io schiavo in Puglia

Fabrizio Gatti firma questa inchiesta così come altre per le quali ha ricevuto numerosi premi giornalistici e letterari.
Il reportage è del settembre 2006. Cosa è cambiato sino ad oggi?
La raccolta dei pomodori viene chiamato "L'oro rosso" perchè è un tesoro che alimenta l'economia italiana e non solo.
Una richezza che diviene tale dopo la lavorazione, mentre la raccolta è lavoro nero, sfruttamento, barbarie ed i protagonisti sono sempre "i clandestini" oggi costretti a scappare perchè "irregolari".
Diritti umani: parliamone e non guardiamo solo alla Cina.
Guardiamo anche in casa nostra con il sommesso invito a NON storcere il naso, a NON sputare nel piatto in cui mangiamo, è anch'esso frutto del sudore di un'umanità dimenticata, ignorata ed additata solo come delinquenti.
I deliquenti sono da perseguire tutti, senza distinzione di razza, di pelle o di religione. Purtroppo, non vi è nazione che sia esente dalla delinquenza.
L'indifferenza regna sovrana anche dinanzi a questa tragedia, così come è accaduto per le sorelline rom annegate.
leggi >>> l'articolo di Fabrizio Gatti pubblicato su L'espresso di Repubblica.it
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Albert Einstein: "Conosco una sola razza, quella umana"
cheyenne

mercoledì 23 luglio 2008

Cristina e Violetta "Le nostre bimbe rom uccise dall´indifferenza"

Gli aggiornamenti della stampa estera si possono leggere nell'articolo precedente. Il dolore dei parenti: Vera Carig, la nonna di Cristina e Violetta ha parole dure verso l'indifferenza, come le si può dar torto?
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"Si sono ricordati di togliere i rifiuti da qui solo dopo la tragedia delle ragazze affogate"
[...]Vera Carig è una donna piccola, con occhi azzurri come lame: «Tre mesi fa davanti al campo c´è stato un incidente stradale tra due ragazzi italiani, noi siamo usciti tutti per aiutarli. Li abbiamo soccorsi e trattati come figli, perché invece Violetta e Cristina sono state abbandonate sotto un asciugamano. Io non li maledico con la forza del loro odio, ma con quella del mio amore per le mie bimbe».[...]
continua >>> l'articolo di Cristina Zagaria pubblicato su L'Espresso di Repubblica
cheyenne

lunedì 21 luglio 2008

Bimbe rom annegate: l'Arcivescovo di Napoli e Laura Boldrini condannano l'indifferenza


"Occhio che non vede, cuore che non sente". E' sufficente girarsi dall'altra parte, decidere che la faccenda non lo riguardi, chiudere gli occhi ed ignorare.
Perchè tanto clamore? Forze dell'Ordine, Operatori del 118 e bagnini hanno fatto il possibile e l'impossibile per salvare le due giovani vite. Verissimo, infatti l' anomalia che viene denunciata è proprio perchè a fronte di questi sforzi, il relax e la tintarella dei bagnanti intorno continua come se nulla fosse accaduto..... Chiamatela come vi pare, ma, a mio modesto parere, è uno dei segni del sopore e dell'addromentamento delle coscienze. "il chi se ne frega" regna sovrano. La maggior parte dell'umanità, dinanzi a due cadaveri ha segni di rispetto che possono variare: c'è chi si fa il segno della Croce, chi prega, chi sta semplicemente in piedi, in silenzio, in segno di rispetto.
Ciò che viene denunciato da dal Cardinal Sepe - Arcivescovo di Napoli- e Laura Boldrini - portavoce dell'Alto Commissario per i rifugiati dell'Onu - è la "preoccupante" normalità di una giornata di mare che è continuata.
La cronaca, purtroppo altro non ci può dire, quali sentimenti aleggiavano su quella spiaggia? Con quali sentimenti i testimoni della tragedia ne hanno riferito a figli, genitori, parenti ed amici? Non ci è dato di saperlo. Calerà il silenzio su questa ennesima tragedia della disperazione, un silenzio ancora più impenetrabile perchè le piccole vittime erano rom, cosi come le altre 2 ragazzine che si sono salvate e sono scappate per paura...
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«Preoccupazione» e «indignazione». Non ci sono altre parole per descrivere la sciagura delle due bimbe rom che ieri sono annegate a Torregaveta, vicino a Pozzuoli, i cui cadaveri sono rimasti per ore in spiaggia tra l'indifferenza dei bagnanti. Parole forti quelle di Laura Boldrini, portavoce dell'alto commissario per i rifugiati dell'Onu. Cordoglio alle famiglie delle due bimbe che nell'assolata giornata di ieri, dopo ore sotto il sole a vendere conchiglie, braccialetti e portafortuna avevano deciso di farsi un bagno tra le onde agitate del mare. Condanna anche da parte dell'arcivescovo di Napoli, cardinal Sepe che parla di indifferenza devastante, mentre il sindaco di Monte di Procida, Franco Iannuzzi, respinge le accuse e spiega che «tutti si sono mobilitati per salvare le bambine».
La tragedia. Per Violetta e Cristina Ebrehmovich, 12 e 11 anni, non c'è stato nulla da fare nonostante il tentativo di salvataggio di due bagnini dei vicini stabilimenti privati. Le due ragazzine si gettano in mare insieme ad altre due amiche, Manuela di 15 e un'altra piccola di 8. Venivano dal campo nomadi di Scampìa, vicino a Secondigliano. Avevano preso la Cumana, il treno che collega Napoli con Pozzuoli e i centri della periferia.Il cordoglio dell'Unhcr. Cordoglio ma «anche preoccupazione - ha detto Laura Boldrini, portavoce dell'alto commissario per i rifugiati dell'Onu - per quanto accaduto sulla spiaggia. Infatti, secondo quanto riportano i giornali, nessuno dei bagnanti sarebbe intervenuto a tentare di salvare le bambine prima dei soccorsi dei bagnini. Colpisce ed indigna anche il fatto che il recupero dei due corpi sia avvenuto nell'indifferenza generale, come se niente fosse avvenuto». E la Boldrini si chiede: «Si sarebbe tenuto lo stesso comportamento se si fosse trattato di due bambine italiane? Come possibile che le persone non danno più spazio alla commozione, di fronte ad un dramma simile?».
La portavoce ha ricordato che il 20% dei rom presenti in Italia sono slavi, persone che hanno ottenuto lo status di rifugiati o la protezione umanitaria.
continua >>> l'articolo pubblicato su IL Messaggero
cheyenne
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Aggiornamento:
è triste, molto triste leggere che l'Italia è sui maggiori quotidiani ed agenzie stampa internazionali a causa di questo sciagurato atteggiamento di "indifferenza" che è stato stigmatizzato da tutti. Per favore, non mi si vengano a ripetere le solite frasi retoriche sulla presunta cattiveria dei giornali stranieri.
Ho già scritto in precedenza le mie preoccupazioni: l'insofferenza verso gli immigrati; il Mediterraneo che diventato un mare di tombe senza croci, ed altro ....
L'indifferenza è uno dei peggiori segnali della società italiana da alcuni decenni.
Guardando quelle foto ho la nausea, mi viene da vomitare ....
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cheyenne

sabato 19 luglio 2008

"Io, come Eluana vi prego di tacere" [La principessa sul pisello]

La lettera di una donna 48enne costretta a letto dalla malattia

Caro Direttore,

sono Marina Garaventa, ho 48 anni e sono, più o meno, nella stessa situazione in cui era Piergiorgio Welby: come lui, ho il cervello che funziona benissimo, diversamente da lui, posso ancora usare le mani e la mimica facciale. Come ho seguito il caso Welby, esprimendo la mia
opinione, ho seguito il caso, ben più grave del mio, di Eluana Englaro e mi sono «rallegrata» della sentenza che ne sanciva la conclusione, sperando che nessuno si permettesse di intromettersi in un caso così delicato e personale. Non avevo la benché minima intenzione di dire o scrivere alcunché fino all’altra mattina alle 7 quando, ascoltando i primi notiziari, ho sentito tante «cazzate» che mi sono decisa a dire la mia. Io sono abituata a esprimere opinioni, dare giudizi e consigli solo su cose che conosco bene e che ho vissuto personalmente e mi piacerebbe tanto che tutti si regolassero così, evitando di aprire la bocca per dare aria a sentenze basate su mere teorie filosofiche e moral-religiose.
Con queste parole mi riferisco, in particolare, alle recenti «sortite» di alcuni personaggi noti che, in un delirio di onnipotenza, dicono la loro, scrivono lettere patetiche e organizzano raccolte pubbliche di bottiglie d'acqua: le bottiglie, a Eluana, non servono perché sia l'acqua sia la nauseabonda pappa che la tiene in vita e che anch'io ho provato per mesi, le arriva attraverso un sondino. Bando quindi ai simbolismi di pessimo gusto di Giuliano Ferrara, stimato giornalista, e al paternalismo di Celentano, mio cantante preferito. In quanto al mio esimio concittadino, il Cardinal Bagnasco, sarebbe cosa buona e giusta che, prima di esprimersi su quest'argomento, avesse la bontà di spiegarci perché a Welby è stata negata la messa e, invece, il «benefattore» della Magliana, Renatino De Pedis, è sepolto in una nota chiesa romana.
A questo punto, però, siccome neppure a me piace fare della teoria, propongo a questi signori di prendersi un anno sabbatico e offrirlo a Eluana: passare con lei giorni e notti, lavarla, curarle le piaghe, nutrirla, farla evacuare, urinare, girarla nel letto, accarezzarla, parlarle nell'attesa di una risposta che non verrà mai. Sono disponibile anche a mettermi a disposizione per quest'esperimento ma, devo avvisare tutti che, per loro sfortuna, io sono sicuramente meno
docile di Eluana e se qualcuno, chiunque sia, venisse per insegnarmi a vivere, lo manderei, senza esitazione, «affanc...».
A sostegno di quanto detto finora, aggiungo che, nonostante io non possa più camminare, parlare, mangiare, scopare e quant'altro, amo questa schifezza di esistenza che mi è rimasta e mai ho avuto il desiderio di staccare la spina del respiratore che mi tiene in vita.
Nonostante tutte le mie limitazioni, io ho una vita intensissima: scrivo su alcuni giornali locali, tengo un blog (
http://www.laprincipessasulpisello.splinder.com/), ho un'intensa vita di relazione e, in questo periodo, sto promovendo un mio libro che narra di questa mia splendida avventura. («La vera storia della principessa sul pisello», Editore De Ferrari , Genova).
Sicuramente qualcuno penserà che voglio farmi pubblicità e, in un certo senso, è vero: io voglio, per quanto posso, dar voce a tutti quelli che sono nella mia condizione e non sanno o non possono dire la loro.

continua >>> la lettera di Marina Garaventa e l'articolo di Marco Raffa pubblicato su La Stampa

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grazie Marina,
grazie Marina, perchè hai voluto mettere in gioco la tua persona in favore di altri che non hanno più voce;

grazie Marina, perchè trasmetti amore e comprensione verso altri che soffrono;

grazie Marina perchè fai sentire la tua voce attraverso le macchine che ti aiutano anche a respirare;

grazie Marina, perchè umiltà non sia una parola vuota;

grazie Marina, perchè il tuo dramma sia di aiuto ad altri ......

cheyenne


venerdì 11 luglio 2008

La guerra della sabbia

Le spiagge di Lecce divorate dal mare. Brindisi: non avranno mai la nostra rena
Se paghiamo la Germania per liberarci dei nostri rifiuti, perché non pagare l'Albania per prenderci la sua sabbia? Certo che si può, e presto lo faremo, perché Lecce ha bisogno di sabbia per il suo litorale disastrato, Brindisi non gliela vuol dare e da sette anni non si trova una soluzione. La guerra della sabbia - tra isterismi politici, rigurgiti campanilistici e schizofrenie giurisprudenziali - ha già fatto troppi danni. E altri ne farà, se non si trova una soluzione nei prossimi sei mesi. La spiaggia da salvare è quella di San Cataldo, a otto chilometri da Lecce sull’Adriatico: graziose villette e una decina di stabilimenti balneari in un paio di chilometri. Negli anni, la spiaggia è arretrata di decine di metri, inghiottita dal mare. Erosione costiera, si chiama il fenomeno idrogeologico. A causarlo l'innalzamento del livello del mare e la secca dei fiumi che trasportano detriti, con il generoso contributo umano sotto forma di costruzioni abusive, rimozione della flora e abbattimento delle dune di sabbia, due argini naturali. Risultato: nel 2001, della spiaggia di San Cataldo resta ben poco. Una sottile lingua di terra per un paio di file di ombrelloni. E in alcuni punti nemmeno quella: le mareggiate si
infrangono direttamente sul ciglio della strada. I bagnanti si dileguano, gli operatori sono in crisi.

Il Comune di Lecce presenta un piano di salvataggio. Si tratta di fare un trapianto di sabbia che i tecnici chiamano «ripascimento». Buona idea, la Regione la finanzia con 5 milioni di euro presi dai fondi europei. Resta solo da decidere dove prendere la sabbia da «trapiantare» a San Cataldo. Da Punta Penne, la spiaggia di Brindisi:
sui fondali al largo - spiegano gli esperti - c'è un giacimento di sabbia disponibile. Lecce e Brindisi distano appena quaranta chilometri, la sabbia è compatibile e il lieto fine pare garantito.

Fatto l'appalto, la ditta vincitrice avvia i lavori. E tutto fila liscio, finché la notizia non giunge all'orecchio dei brindisini. I quali, di regalare ai cugini leccesi 200 mila metri cubi di sabbia (diecimila grandi camion), non ci pensano proprio. Le associazioni ambientaliste organizzano una catena umana sul bagnasciuga. Un chilometrico girotondo a difesa della sabbia, con diecimila firme raccolte, diretta radio e riprese tv da un aereo per immortalare il grande evento. In città si organizzano presidi e manifestazioni e compaiono ovunque striscioni di protesta. Uno anche allo stadio, in curva: «La sabbia non si tocca».

continua >>> l'articolo di Giuseppe Salvaggiuolo pubblicato sulla Stampa
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Di guerre tra poveri la storia ne è piena: guerre per il pane, guerre
tra nuova e vecchia emigrazione, ma, personalmente, non avevo ancora assistito alla "guerra della sabbia"..ahimè !
Un pò di solidarietà in più e meno campanilismi, sarebbero un bene per tutti, anche per l'immagine della Puglia ... oppure .... mettere "la testa sotto la sabbia", come gli struzzi ?
cheyenne

lunedì 30 giugno 2008

La porta che guarda l'Africa

Coastline of Lampedusa
A Lampedusa un'opera del maestro Mimmo Paladino in omaggio a tutti i morti delle traversate del Mediterraneo.
Realizzata in una speciale ceramica, assorbe e riflette la luce.
Una specie di faro simbolico rivolto verso i luoghi da cui partono i
disperati
continua >>> l'articolo di Attilio Bolzoni pubblicato su Repubblica
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Mediterraneo: mare di accoglienza e di pace, perchè ti hanno trasformato in un immenso cimitero senza tombe, nè nomi?
cheyenne

Il pianto di Amina: "Voglio il mio bimbo figlio degli stupri"

Otto mesi di calvario dalla Nigeria a Lampedusa. Incinta dopo le violenze di guardie e trafficanti
Eccoli i cosiddetti «sbarchi» che tanto indignano, eccoli visti dalla parte delle donne.
continua >>> l'articolo di Marco Neirotti pubblicato su La Stampa
cheyenne

mercoledì 4 giugno 2008

La Cina vista con gli occhi di Pearl Buck

La scrittrice americana amava la Cina con tutte le sue forze e l'aveva eletta quasi a "seconda patria di adozione", essendo nata e vissuta negli Stati Uniti per buona parte della sua vita. In ogni parola dei suoi numerosissimi libri, traspare la delicatezza con cui tratta grandi contraddizioni che ancora oggi sono presenti nel confronto tra varie culture, razze e religioni. Pearl Buck amava descrivere la cultura occidentale e quella orientale in un "tentativo letterario" di unificazione di mondi diversi. Un'anticipazione della società multietnica ......
Tutti i miei mondi
[...]But I did not consider myself a white person in those days … Thus I grew up in a double world, the small white clean Presbyterian world of my parents and the big loving merry not-too-clean Chinese world, and there was no communication between them. When I was in the Chinese world I was Chinese, I spoke Chinese and behaved as a chinese and ate as the Chinese did, and I shared their thoughts and their feelings [....]
Oggi, anniversario di quel che accadde in Cina nella Piazza di Tiananmen, sono vicina a quelle madri che chiedono di conoscere la verità sulla fine dei loro figli, in gran parte giovanissimi. Quelle madri hanno il diritto di far sentire la loro voce?
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cheyenne


martedì 3 giugno 2008

I nativi americani "adottano" Barack Obama

"Senatore Obama, welcome nel Crow Country ", così è stato accolto da Carl Venne, portavoce della tribù.
"One Who Helps People Throughout the Land." è stato il nome che gli è stato donato.
Obama ha risposto che gli piace il nuovo nome: "Barack Black Eagle". E' un nome ben augurante......
fonte
http://thecaucus.blogs.nytimes.com/2008/05/19/obama-adopted-by-native-americans/
Il problema dei nativi americani è stato ignorato da secoli, "rimosso" dalla memoria storica ....La storia la scrivono i vincitori ......
cheyenne racconta:
Il 25 giugno 1876 nelle vicinanze del fiume Little Big Horn nel Montana, ci fu una delle battaglie più famose ed eroiche della storia degli Stati Uniti d'America. Il 7° cavalleria comandato dal generale Custer attaccò un grande villaggio indiano composto per la maggior parte da Lakota e Cheyenne che si opponevano alla decisione di costruire una strada in mezzo ai pascoli dei bisonti. Custer ed i suoi soldati furono circondati ed annientati. ... Non ci fu alcun superstite ...... Da questo prenderà forma una leggenda che ancora oggi coinvolge moltissimi studiosi in un acceso dibattito. Custer era il generale più famoso d'America ed il suo mito commosse tutta la nazione. La stampa ne fece un martire. La storia del cinema ha avuto terreno fertile e sono famosi i film "western" costruiti intorno a questa storica e dolorosa vicenda....
Grant - Presidente degli Stati Uniti in carica in quel periodo - , che non lo aveva in simpatia, affermò pubblicamente che il massacro del Generale Custer era stato un inutile sacrificio di uomini, di cui riteneva responsabile lo stesso Custer. Sul Little Big Horn gli indiani combatterono per difendersi da chi stava minacciando la loro stessa esistenza, le loro famiglie, le loro donne, i loro bambini, il loro territorio. La battaglia non fu una strenua resistenza, bensì una devastante sconfitta degli indigeni. Un glorioso popolo condannato all'estinzione ....
Oggi, i figli di quegli indiani, sono costretti a vivere in "riserve" che sono in una situazione penosa. E' un'America di serie B. 7.000 indiani abitano in roulotte, prefabbricati, baracche, le strade sono piene di buche e polverose, gli unici negozi sono grandi spacci che vendono di tutto. Vi è un alto tasso di alcolismo e disadattamento..... ed io cheyenne, sento il loro urlo di dolore "resistenza! resistenza! resistenza"!

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http://www.youtube.com/watch?v=cbX9d9eKSiA&feature=related

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http://www.youtube.com/watch?v=oaaBN4Mm0Ok&NR=1

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cheyenne

domenica 1 giugno 2008

Lasciamo campare gli ultimi indigeni!


"Aiutiamo i popoli tribali a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a determinare autonomamente il loro futuro"




Guardo le immagini sulla stampa, ascolto i reportage, ma non sono contenta che si cerchi lo "scoop" delle immagini degli Indios fotografati da un aereo in una zona recondita dell'Amazzonia, ai confini fra il Brasile e il Perù. Il mondo cosidetto "civilizzato" ha usurpato per secoli la cultura, la storia e le tradizioni di tanti popoli ormai sulla strada dell'estinzione forzata.
E' un tentativo per porre all'attenzione dell'opinione pubblica questo progressivo annientamento? Ok ..

Istruzioni per l'uso by
Survival:
Scrivi una lettera :

Si, voglio intervenire!
Scrivere una lettera è uno dei modi più semplici e nello stesso tempo più efficaci di aiutare i popoli tribali.
Puoi usare questo testo come traccia oppure scriverne uno tuo personale.
Sua Eccellenza,
Il Governo peruviano deve proteggere gli Indiani isolati vietando esplorazioni e trivellazioni petrolifere nel loro territorio e allontanando i taglialegna illegali e i minatori che hanno già invaso le loro terre.
Il diritto degli Indiani alla proprietà collettiva delle loro terre è riconosciuto dalla legge internazionale, una legge che il Perù ha formalmente ratificato assumendosi l’obbligo di rispettarla. Se non lo farà, questi popoli rischieranno seriamente di estinguersi.
Grazie.
Saluti e firma
Indirizza la tua lettera o il tuo fax a:
S.E. Alan GarciaPresidente de la República del PerúPalacio de Gobierno
– Plaza de Armas Lima 1Perù
Fax: 0051-1-311 3940(affrancatura posta prioritaria: 0,85 euro)
Se puoi, mandane copia anche a:
Sr. Juan Manuel Figueroa Quintana Presidente Ejecutivo INDEPA Malecón Balta 1070 Miraflores Lima Perú
Per garantire il maggior impatto possibile, la lettera deve essere inviata per posta. Spesso i numeri di fax vengono cambiati o risultano occupati. Gli indirizzi e-mail, invece, li suggeriamo solo quando esistono concrete possibilità che il messaggio venga letto ma la lettera inviata per posta resta sempre la scelta più efficace.
Dal 1969, Survival ha dimostrato in molti casi che il sostegno mirato dell'opinione pubblica può salvare i popoli in pericolo dall'annientamento. Dedicando pochi minuti a scrivere a questi indirizzi, potrai realmente aiutare i popoli isolati del Perù: ogni singola lettera farà la differenza.
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guarda le schede all'interno suddivise per popoli:
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"Assistere al genocidio di un popolo, a cui non viene data nemmeno la possibilità di gridare aiuto, è uno scandalo.'
Funzionario del
FUNAI, Brasile
Fundação Nacional do Índio (o anche FUNAI)
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cheyenne