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domenica 8 giugno 2008

Freedom, Legality And Rights in Europe dal 7 all'11 giugno 2008 a Bruxelles


FLARE : acronimo di "Freedom, Legality And Rights in Europe"
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Quattro giornate europee per discutere cosa fare per rafforzare la lotta alle mafie e alla criminalità organizzata, che vanno assumendo dimensioni e caratteristiche sempre piu' trasnazionali: è "Contromafie", l'iniziativa che si svolgera' dall'8 all'11 giugno presso la sede del Parlamento europeo e che per la prima volta vedra' arrivare a Bruxelles 700 rappresentanti dell'antimafia civile provenienti da oltre 50 Paesi europei e non.
Tra le associazioni presenti anche Libera, presieduta da Don Luigi Ciotti. L'assemblea - promossa da Flare, network europeo finalizzato alla cooperazione tra le organizzazioni della societa' civile nella lotta contro il crimine organizzato - si aprira' domani pomeriggio con un intervento del presidente dell'Europarlamento, Hans Gert Pottering. Seguiranno poi, fino a mercoledi', una serie di seminari in cui esperti, magistrati, parlamentari europei e rappresentanti delle forze dell'ordine, del mondo della scuola, e delle associazioni antimafia discuteranno su tutti i possibili interventi e sulle misure da mettere in campo in Europa per rendere ancor piu' efficace le politiche di contrasto alle mafie. In particolare, i lavori si concentreranno su come affrontare alcuni degli aspetti che piu' alimentano le mafie di tutta Europa, dal narcotraffico ai crimini contro l'ambiente (vedi la gestione dei rifiuti), dalla tratta degli esseri umani al traffico illegale di armi. All'iniziativa saranno presenti anche molti dei familiari delle vittime di mafia, tra cui, nella delegazione italiana, la figlia di Marcello Torre, il sindaco del comune campano di Pagani ucciso dalla camorra nel 1980
fonte
Libera
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Freedom, Legality And Rights in Europe è un percorso per la costruzione di un network finalizzato alla cooperazione tra le organizzazioni della società civile nella lotta contro le mafie e le criminalità organizzate transnazionali che ha nel corso di quest'anno realizzato tre appuntamenti che simbolicamente hanno abbracciato tutta l'Europa da Berlino passando per Cracovia e finendo a Bari.
continua >>> l'articolo pubblicato su Libera
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Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio del '93
"Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del Giudizio di Dio. Questa terra vuole la vita!"
(e la mafia gli rispose d'estate con le autobombe nelle chiese romane di San Giovanni e di San Giorgio al Velabro). Lanciando l'accusa contro la mafia, il primo Papa a scagliarsi contro i seminatori di morte, Wojtyla si era rivolto ad una grande Croce che era stata portata da una chiesa dei Belice distrutta dal terremoto: "Nel nome di questo Cristo, di questo Cristo morto e risorto, io dico ai responsabili: convertitevi!". Poi Wojtyla aveva abbracciato i genitori del giudice ragazzino Rosario Livatino ucciso dalla mafia: "Non posso non ricordare i figli di Sicilia caduti per affermare gli ideali di giustizia e di legalità"

Il Papa che parlò al mondo ...
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cheyenne

mercoledì 4 giugno 2008

La Cina vista con gli occhi di Pearl Buck

La scrittrice americana amava la Cina con tutte le sue forze e l'aveva eletta quasi a "seconda patria di adozione", essendo nata e vissuta negli Stati Uniti per buona parte della sua vita. In ogni parola dei suoi numerosissimi libri, traspare la delicatezza con cui tratta grandi contraddizioni che ancora oggi sono presenti nel confronto tra varie culture, razze e religioni. Pearl Buck amava descrivere la cultura occidentale e quella orientale in un "tentativo letterario" di unificazione di mondi diversi. Un'anticipazione della società multietnica ......
Tutti i miei mondi
[...]But I did not consider myself a white person in those days … Thus I grew up in a double world, the small white clean Presbyterian world of my parents and the big loving merry not-too-clean Chinese world, and there was no communication between them. When I was in the Chinese world I was Chinese, I spoke Chinese and behaved as a chinese and ate as the Chinese did, and I shared their thoughts and their feelings [....]
Oggi, anniversario di quel che accadde in Cina nella Piazza di Tiananmen, sono vicina a quelle madri che chiedono di conoscere la verità sulla fine dei loro figli, in gran parte giovanissimi. Quelle madri hanno il diritto di far sentire la loro voce?
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cheyenne


martedì 3 giugno 2008

I nativi americani "adottano" Barack Obama

"Senatore Obama, welcome nel Crow Country ", così è stato accolto da Carl Venne, portavoce della tribù.
"One Who Helps People Throughout the Land." è stato il nome che gli è stato donato.
Obama ha risposto che gli piace il nuovo nome: "Barack Black Eagle". E' un nome ben augurante......
fonte
http://thecaucus.blogs.nytimes.com/2008/05/19/obama-adopted-by-native-americans/
Il problema dei nativi americani è stato ignorato da secoli, "rimosso" dalla memoria storica ....La storia la scrivono i vincitori ......
cheyenne racconta:
Il 25 giugno 1876 nelle vicinanze del fiume Little Big Horn nel Montana, ci fu una delle battaglie più famose ed eroiche della storia degli Stati Uniti d'America. Il 7° cavalleria comandato dal generale Custer attaccò un grande villaggio indiano composto per la maggior parte da Lakota e Cheyenne che si opponevano alla decisione di costruire una strada in mezzo ai pascoli dei bisonti. Custer ed i suoi soldati furono circondati ed annientati. ... Non ci fu alcun superstite ...... Da questo prenderà forma una leggenda che ancora oggi coinvolge moltissimi studiosi in un acceso dibattito. Custer era il generale più famoso d'America ed il suo mito commosse tutta la nazione. La stampa ne fece un martire. La storia del cinema ha avuto terreno fertile e sono famosi i film "western" costruiti intorno a questa storica e dolorosa vicenda....
Grant - Presidente degli Stati Uniti in carica in quel periodo - , che non lo aveva in simpatia, affermò pubblicamente che il massacro del Generale Custer era stato un inutile sacrificio di uomini, di cui riteneva responsabile lo stesso Custer. Sul Little Big Horn gli indiani combatterono per difendersi da chi stava minacciando la loro stessa esistenza, le loro famiglie, le loro donne, i loro bambini, il loro territorio. La battaglia non fu una strenua resistenza, bensì una devastante sconfitta degli indigeni. Un glorioso popolo condannato all'estinzione ....
Oggi, i figli di quegli indiani, sono costretti a vivere in "riserve" che sono in una situazione penosa. E' un'America di serie B. 7.000 indiani abitano in roulotte, prefabbricati, baracche, le strade sono piene di buche e polverose, gli unici negozi sono grandi spacci che vendono di tutto. Vi è un alto tasso di alcolismo e disadattamento..... ed io cheyenne, sento il loro urlo di dolore "resistenza! resistenza! resistenza"!

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http://www.youtube.com/watch?v=cbX9d9eKSiA&feature=related

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http://www.youtube.com/watch?v=oaaBN4Mm0Ok&NR=1

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cheyenne

domenica 1 giugno 2008

Lasciamo campare gli ultimi indigeni!


"Aiutiamo i popoli tribali a difendere le loro vite, a proteggere le loro terre e a determinare autonomamente il loro futuro"




Guardo le immagini sulla stampa, ascolto i reportage, ma non sono contenta che si cerchi lo "scoop" delle immagini degli Indios fotografati da un aereo in una zona recondita dell'Amazzonia, ai confini fra il Brasile e il Perù. Il mondo cosidetto "civilizzato" ha usurpato per secoli la cultura, la storia e le tradizioni di tanti popoli ormai sulla strada dell'estinzione forzata.
E' un tentativo per porre all'attenzione dell'opinione pubblica questo progressivo annientamento? Ok ..

Istruzioni per l'uso by
Survival:
Scrivi una lettera :

Si, voglio intervenire!
Scrivere una lettera è uno dei modi più semplici e nello stesso tempo più efficaci di aiutare i popoli tribali.
Puoi usare questo testo come traccia oppure scriverne uno tuo personale.
Sua Eccellenza,
Il Governo peruviano deve proteggere gli Indiani isolati vietando esplorazioni e trivellazioni petrolifere nel loro territorio e allontanando i taglialegna illegali e i minatori che hanno già invaso le loro terre.
Il diritto degli Indiani alla proprietà collettiva delle loro terre è riconosciuto dalla legge internazionale, una legge che il Perù ha formalmente ratificato assumendosi l’obbligo di rispettarla. Se non lo farà, questi popoli rischieranno seriamente di estinguersi.
Grazie.
Saluti e firma
Indirizza la tua lettera o il tuo fax a:
S.E. Alan GarciaPresidente de la República del PerúPalacio de Gobierno
– Plaza de Armas Lima 1Perù
Fax: 0051-1-311 3940(affrancatura posta prioritaria: 0,85 euro)
Se puoi, mandane copia anche a:
Sr. Juan Manuel Figueroa Quintana Presidente Ejecutivo INDEPA Malecón Balta 1070 Miraflores Lima Perú
Per garantire il maggior impatto possibile, la lettera deve essere inviata per posta. Spesso i numeri di fax vengono cambiati o risultano occupati. Gli indirizzi e-mail, invece, li suggeriamo solo quando esistono concrete possibilità che il messaggio venga letto ma la lettera inviata per posta resta sempre la scelta più efficace.
Dal 1969, Survival ha dimostrato in molti casi che il sostegno mirato dell'opinione pubblica può salvare i popoli in pericolo dall'annientamento. Dedicando pochi minuti a scrivere a questi indirizzi, potrai realmente aiutare i popoli isolati del Perù: ogni singola lettera farà la differenza.
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guarda le schede all'interno suddivise per popoli:
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"Assistere al genocidio di un popolo, a cui non viene data nemmeno la possibilità di gridare aiuto, è uno scandalo.'
Funzionario del
FUNAI, Brasile
Fundação Nacional do Índio (o anche FUNAI)
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cheyenne