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martedì 23 settembre 2008

Il coraggio di un marocchino

Un ragazzo di 17 anni, marocchino, stanco di essere sfruttato da una organizzazione a Trapani ed usato per compiere furti e rapine e spacciare droga in città, ha avuto il coraggio di denunciare alla Polizia i suoi aguzzini.
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Nella nostra realtà, si chiama W. R., ha 17 anni, è stato abbandonato dal padre in Marocco, è venuto in Italia a cercare la madre e ha perso anche lei. E’ finito nelle grinfie di gente che l’ha sfruttato e rovinato, finché una assistente sociale non l’ha portato con la sua storia dai poliziotti della Squadra Mobile di Trapani. Gli aguzzini erano una bella banda di italiani, amici di parenti e amici degli amici, uomini e donne, vecchi e giovani, padri e madri, figli e fratelli, tutti italiani brava gente che si indignano con gli stranieri, e che protestano perché gli immigrati spacciano la droga o rubano nelle case. Difatti, mandavano lui a spacciare droga e a rubare nelle case: loro si tenevano i soldi.
continua >>> l'articolo di Pierangelo Sapegno pubblicato su La Stampa
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Albert Einstein: "Conosco una sola razza, quella umana"
cheyenne

lunedì 15 settembre 2008

Gli imbufaliti cacciatori di bufale

di Umberto Rapetto
Il nuovo allarme relativo alle cosiddette cyber-droghe ha scatenato la reazione del popolo dei blogger che, pur non conoscendo la materia, etichettano come errati i “tragici” avvertimenti degli esperti
Il pregio dei periodici sta nella possibilità di trattare i temi più appassionanti quando le emozioni del momento si sono chetate. Pagine come questa, poi, danno l’opportunità di parlare con quei toni pacati che sembrano lontani e inapplicabili nelle caotiche discussioni della “blog generation”.E’ l’intrigante storia delle cyber-droghe che ci siamo lasciati alle spalle andando in ferie, tema che ha intrecciato la sicurezza della Rete, quella della società e dei minori tanto spavaldi quanto indifesi, persino quella dell’informazione.
Particolari file audio conterrebbero infrasuoni che, sviluppati nel range 0,1-30 Hertz, sono in grado di interferire con l’attività cerebrale dei soggetti che ne sono bersaglio o semplici inconsapevoli destinatari o fruitori. Il “prodotto” incontra l’interesse dei giovani, i siti che parlano di “i-Dose” si moltiplicano, i Web che permettono di scaricare gratuitamente o a pagamento i file in questione si guadagnano subito un posto nei “Preferiti” nel browser di molti teen-ager.
Il fenomeno, sbocciato negli Stati Uniti, rimbalza in Spagna e quindi – per l’imprevedibile impollinazione telematica – fiorisce anche dalle nostre parti. Il GAT, il Nucleo Speciale Frodi Telematiche delle fiamme gialle, dirama un comunicato con cui invita a considerare il possibile pericolo. L’avvertimento si trasforma in notizia e alla sortita giornalistica si abbinano le prime considerazioni degli esperti: neurologi, psichiatri e fisici – nel sottolineare che certe bassissime frequenze non sono una novità mentre è certo insolita la spasmodica ricerca online di cose del genere – rimarcano i possibili effetti che determinati impulsi possono avere sulla corteccia cerebrale.
La vicenda risveglia dal torpore i personaggi più strabilianti della popolazione di Internet che, aspettando da tempo occasione per dire qualcosa e trovare un briciolo di visibilità, si scatenano in
discussioni su tematiche a loro totalmente ignote. Dimenticando spesso anche i dettami della creanza, battaglioni di improvvisati premi Nobel cominciano a dissertare sui blog attribuendo caratteristiche testicolari a chi aveva diffuso l’alert e giudicando con estrema severità le competenze di chi con loro non aveva mai avuto modo di raffrontarsi. Urla e strepiti dei condottieri della crociata antibufala rimangono ora in condizione orbitale, destinati all’immortalità che Internet regala a quelle piccole comunità che, scambiata la Rete per la bacheca di condominio, lottano per la rispettiva quota millesimale di libera espressione.
continua >>> l'articolo del Colonnello Umberto Rapetto pubblicato su Datamanager
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cos'altro aggiungere al mio precedente commento? Ancora una volta concordo con il Colonnello Umberto Rapetto (nel mio piccolo .....)
La levata di scudi che si è eretta nell'immediatezza dell'alert lanciato dal GAT è difficilmente comprensibile. Come se - per ipotesi - la Protezione civile lanciasse un allarme per possibili frane, e si rispondesse con autosufficienza che è una bufala. A che serve respingere un allarme? Come si fa ad escludere la pericolosità dell'I-doser? Con quali dati medico-scientifici? C'è davvero di che rimanere sconcertati ... chissà perchè mi vengono in mente centinaia e centinaia di articoli di giornali che di fronte a tragedie automobilistiche provocate dall'alta velocità si chiudono con un corale "Perchè?"
Siamo di fronte a nuovi scenari e nuove emergenze giovanili che non nascono improvviamente, a caso, per pura fatalità. Occorre una riflessione collettiva dei segnali che vengono da questa società. Si parla anche di micidiali cocktail di droghe....
Siamo sicuri di non aver trascurato alcunchè nell'educazione e formazione delle nuove generazioni? Nessuno ci ha insegnato il mestiere di genitori, sta a noi far tesoro delle esperienze e scambiarle con umiltà, senza la presunzione di avere "la verità in tasca".....
Nel merito dei blogger, c'è il positivo ed il negativo, come in tutte le community sul web. Purtroppo, anche nella community dei blogger imperversa il qualunquismo: non a caso nelle Hit Parade dei blogger italiani c'è un comico ....
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Albert Einstein: "Conosco una sola razza, quella umana"
cheyenne

venerdì 13 giugno 2008

morire di lavoro in edilizia ....

Sandra non conobbe mai quel lavoratore edile che l'8 gennaio del 1991 morì dopo essere caduto da un'impalcatura. La sua persona, i suoi familiari, i suoi amici e quanti lo conobbero, entrarono d'improvviso nella sua vita.... qualcuno lo chiama "destino"... La sua figliola [allora quindicenne] le telefonò solo per informare che il papà di un suo amico era morto tragicamente sul lavoro e che tutto il paese sarebbe andato ai funerali.... ma Sandra non poteva lasciare il lavoro in un'altra città .... era una lavoratrice "a nero" e c'era poco spazio per i sentimenti.
Da allora il destino delle due famiglie si è intrecciato ed oggi Sandra è la felice nonna di 2 nipotini che quel buon lavoratore avrebbe tanto voluto conoscere ...
Ogni giorno Sandra si domanda con quale coraggio e quale energia i figli che hanno assistito alla tragedia continuano a fare i "muratori" come li chiamano nel Sud Italia. Il genero sorride e risponde con la semplicità, l'umiltà e la grande dignità dei figli della Puglia : "il nostro papà ci ha insegnato questo mestiere e sarebbe contento di noi se fosse vivo".
[ogni riferimento a fatti, persone od eventi è puramente casuale n.d.r.]
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A quel tempo non si sapeva neanche cosa fossero "le misure di sicurezza". Allora, come oggi, si lavora all'aperto, sotto l'afoso sole estivo pugliese, la pioggia e la neve che imbianca i Trulli dei paesi vicini. Morire per una caduta da un'impalcatura edile era consideratà una fatalità ..... un'aspetto di questo duro e pesante lavoro alleviato solo dall'amicizia e solidarietà dei colleghi. Nel bene e nel male non vi erano riflettori mediatici sulle "morti bianche". Molto tempo è passato da quel giorno, molte sono state le conquiste dei lavoratori nei settori "a rischio" ma si continua a morire e, purtroppo, le cronache dei giornali se ne occupano quotidianamente. Caschi, cinghie e scarponi sono presenti in molti cantieri edili e non ... in altri , così come ci sono lavoratori edili con regolari contratti ed altri .... meno fortunati .... "fantasmi" del lavoro nero che scompaiono dal cantiere non appena si sparge la voce di qualche controllo. Per questi "fantasmi" il rischio è perdere anche quel magro e sudato guadagno .... come si può colpevolizzarli?

No, non si può morire di lavoro e, purtroppo, vi sono ancora grandi e piccole aziende che traggono profitto dai mancati investimenti nella sicurezza. A questo punto sorge spontanea una domanda: è solo e soltanto un problema di mancati investimenti oppure vi è anche la necessità di una diversa cultura del lavoro? Ad esempio, quante volte vediamo che " i muratori" sono sulle impalcature e tutta l'attrezzatura di sicurezza è appesa ad un gancio nel muro? In quest'ultimo caso potremmo mai definirli "amanti del rischio"? Assolutamento NO! E' una generale mancanza di "cultura delle norme di sicurezza sul lavoro" che NON si apprende solo nei corsi che pure hanno frequentato. Per fare un banalissimo esempio ci si può rifare all'uso delle cinture di sicurezza in auto; dopo quanto tempo di una martellante campagna sulla sicurezza stradale, molti di noi - ancora - NON allacciano le cinture? E' una riflessione, dunque, che deve unire imprenditori e lavoratori in una diversa ottica del lavoro che veda in futuro la necessità della centralità dell'uomo all'interno delle scelte economiche ed imprenditoriali.

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"Il lavoro non può costare la vita"
I sei morti in Sicilia, le cinque vittime di Molfetta.
Il 2008 è iniziato in modo drammatico sul fronte della sicurezza sul lavoro.
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Taranto segnata dallo stillicidio delle morti bianche è stata ieri la capitale della rivolta contro questa catena di sciagure. Una tavola rotonda al mattino, nella biblioteca comunale. Poi, la sera, in piazza Garibaldi, le parole di don Luigi Ciotti, presidente dell´associazione Libera, alla presenza del sindaco Ippazio Stefàno, del presidente della Provincia Gianni Florido e del prefetto, Alfonso Pironti. Così ieri Taranto ha voluto ricordare, e celebrare, i morti sul lavoro. Non a caso il 12 giugno: perché era il 12 giugno di cinque anni fa, quando morivano Paolo Franco e Pasquale D´Ettorre, in un incidente all´Ilva, acciaieria più grande d´Europa e teatro di tante morti bianche. E "12 Giugno" ha scelto di chiamarsi l´associazione che questa iniziativa ha fortemente voluto ed organizzato.Sono 53, tra città e provincia, i soci raggruppatisi sotto questo nome, che hanno scelto l´urlo silenzioso del celebre dipinto di Munch come proprio simbolo.
[...]Don Luigi Ciotti, nel suo intervento, ha sottolineato come "non si possa morire per il lavoro, per la mancata manutenzione di un impianto, perché non si fanno le necessarie verifiche. Ma non si può neppure essere costretti a vivere male per il lavoro, senza garanzie. L´Italia è l´ultimo Paese d´Europa in tema di sicurezza sui posti di lavoro. Non ci sono parole da dire a chi ha perso un figlio in questo modo. Bisogna solo stargli vicino, dimostrargli che si condivide con lui un dolore così grande". A Taranto, don Ciotti è venuto per "ricordare tutti i lavoratori che hanno pagato con la loro vita l´insicurezza sul posto di lavoro".[...]
continua >>> l'articolo di Giovanni Di Meo pubblicato nell'edizione di Bari del quotidiano
La Repubblica
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cheyenne

sabato 31 maggio 2008

Scuola: intervista a Resize

Inizia la prima delle interviste a "veri" protagonisti della società italiana. La scuola e la formazione delle nuove generazioni E' LA PRIORITA'....

Premessa: il mio dire è dettato dal quotidiano nel quale vivo e che comunque, oggi, non è molto difforme dal resto delle scuole del sud. Ovviamente esistono delle eccezioni in positivo ed i negativo...ma sicuramente non possono far testo.le priorità nell'elenco sono puramente indicative ........


* aggiornamento insegnanti, è una scelta individuale? > proposte di miglioramento

Si e no direi...spesso gli insegnanti stessi non seguono gli aggiornamenti proposti perchè le sedi sono disagevoli...Normalmente ad ogni insegnante vengono proposti e la scelta è autonoma..


* cosa ne pensi, se un giorno chiedessero ai docenti di rispondere del proprio lavoro, in sostanza "dare conto" degli obiettivi raggiunti? Tento di spiegare con un esempio: un ragazzo deve ripetere l'anno scolastico: viene bocciato lui o l'insegnante?

ogni insegnante risponde sempre del proprio lavoro e non a fine anno ma durante tutto l'arco dell'anno. Gli incontri settimanali, quindicimali, mensili servono proprio a questo. Un docente quando nota che in un allievo c'è qualcosa che non va analizza sempre prima se stesso, poi il metodo didattico attuato e se questo ha dato pochi frutti cambia strategia.

* intorno alla metà degli anni '70 furono introdotti gli organi collegiali della scuola. Ai genitori fu demandato il compito di rinnovare la scuola dall'esterno (poichè docenti e studenti ne fanno parte integrante). Ad oggi si può dire che ciò che allora furono chiamati "spazi di democrazia" hanno fatto una morte pietosa .... travolti dalle resistenze dell'apparato burocratico della scuola e non solo ..... Una tua valutazione > proposte di miglioramento

Nella metà degli anni '70 e precisamente nel 1977 io entrai a far parte del Consiglio di istituto prima e nella Giunta esecutiva poi della scuola superiore che frequentavo. Ai genitori fu demandato il compito di affiancare il corpo docente nelle decisioni che riguardavano la gestione degli istituti. Io che dalla scuola non sono praticamente mai uscita....ho solo fatto un cambio di "banco", ho sempre trovato negli istituti nei quali ho lavorato piena disponibilità e nel contempo supporto da parte dei genitori. I genitori, putroppo, molto spesso non disertano gli organi collegiali ma il quotidiano con i loro figli. Riprova avuta stasera quando, parlando con la madre di un mio allievo, quest'ultima è caduta dalle nuvole quando l'ho informata del progetto realizzato quest'anno...


* racconta il "peso effettivo" di termini come: creatività, autonomia scolastica, progettualità, hanno nel tuo lavoro > proposte di miglioramento

Premetto che la disciplina che insegno lascia poco spazio alla creatività se non quella che mi permette dal 1985 di ridisegnare gli argomenti delle mie lezioni con colori e toni diversi.
Per quanto riguarda l'autonomia scolastica, se da un verso è stata positiva perchè ci ha permesso una gestione diversa e più realistica dell'istituzione scolastica, dall'altra ci ha imposto di diventare veri e propri manager con tanto di master appesi alla parete....Progettualità: nel mio quotidiano questo termine significa moltissimo... Quando sono arrivata nel mio istituto avevo a disposizione 13 pc ed un server disposti in uno stanzone ad anello....adesso ho un laboratorio con 15 client ed un pc per il docente disposti nella maniera "classica", un server collocato in un posto diverso, almeno client per ogni ufficio ed un punto rete che può essere gestito "quasi" autonomamente da personale esterno...oltre che un intero stabile cablato.... Ma questo non è per me un punto di arrivo...


* disabilità, handicap, tossicodipendenza, diversità linguistiche e culturali : come vengono affrontate? > proposte di miglioramento

Lavoro in un istituto che contiene quasi tutte queste problematiche e non ci sono mai stati grossi problemi. Nell'istituto nel quale sono io accogliamo oltre che ragazzi appartenenti a famiglie agiate..anche bambini che arrivano attraverso la Caritas o il Tribunale dei minori...e bambini con vari deficit fisici e psichici.... Le disabilità fisiche non sono un grande problema. Le barriere architettoniche, nonostante il mio istituto abbia 200 anni, sono state pienamente abbatture, noi tutti docenti ed anche il personale non docente sa perfettamente come comportarsi nel quotidiano e nei casi di emergenza... Nella didattica abbiamo tutti gli strumenti che ci permettono di ovviare a problemi di deficit uditivo e visivo. I bambini ai quali è stato dato dalla asl il sostegno sono seguiti all'interno della loro classe da una insegnante per bambino. Le diversità linguistiche nei bambini durano poco. Quest'anno abbiamo due bambine arrivate da Kossovo ed in un mese solare sapevano parlare già l'italiano, si sono inserire pienamente e a guardare il loro sorriso tranquillo mi pare che abbiano riacquistato anche un pochetto di tranquillità interiore.
Per le differenze culturali anche se il nostro è un istituto cattolico abbiamo bambini che appartengono ad altre religioni che convivono amabilmente con i cattolici senza nessun problema.


* i programmi ministeriali sono un punto di partenza oppure un legaccio? > proposte di miglioramento

Programmi ministeriali... Il grande cambiamento lo abbiamo avuto con la riforma del 2003, attraverso l'introduzione nelle scuole italiane del modello europeo che poi altro non è che in parte il modello di istruzione americano. Le grandi differenze sono date dai tempi più che dai contenuti. In Inghilterra, in Francia i giorni di lezione sono molti più dei nostri e questo permette loro di ampliare a 360° i loro programmi. Noi che amiamo fare 3 mesi di vacanze....che mettiamo i bambini sottovetro perchè non vogliamo staccare il cordone ombelicale.................... tra feste festicciole e c.....e varie abbiamo 220 giorni circa di lezione...nei quale oltre che spingere sull'accelleratore dobbiamo far calzare anche tutte le attività extracurriculari.. I contenuti sono migliorati di sicuro ma ci vuol tempo perchè docenti e studenti si adeguino....siamo italiani purtroppo....

* qual'è il soggetto nella scuola italiana: il ragazzo oppure l'insegnante > proposte di miglioramento

Il soggetto è sempre il ragazzo. Le ore pomeridiane che vedono a scuola il corpo docente hanno come obiettivo studiare il metodo didattico da attuare con quel ragazzo più che con quell'altro perchè il primo possa rendere quanto il secondo pur non avendo le stesse capacità. Si tende sempre a pensare che l'insegnante lavori per le sue 4/5 ore al mattino e poi basta... ma non è mai stato così...
Le ore di insegnamento sono la risultanza delle ore passate a casa o a scuola nella preparazione della lezione per il giorno successivo...

* grazie .... alla prossima ....
cheyenne

giovedì 22 maggio 2008

perchè il blog della indios cheyenne?



semplicemente .... ascoltare ....
ascoltare con umiltà, senza pretesa di avere "la verità in tasca"....
Il "cattivo giornalismo", la "brutta tv" , la "superficialità" in alcune fonti di informazione, ci hanno abituato troppo spesso che "il fine giustifica i mezzi" in parole povere ... tutto va bien al fine di rincorrere lo scoop, il sensazionalismo, anche i processi mediatici che diventano oggetto di cosiddetti "programmi di intrattenimento" divisi tra colpevolisti e innocentisti, in cui tutto viene passato al tritacarne, al frullatore, parlandosi addosso, urlando senza rispetto per il telespettatore. In alcuni recenti episodi di cronaca, assistiamo anche alla follia di persone che pagano anche il biglietto per assistere in aula e/o solo guardare i protagonisti (perchè le vittime non hanno voce ...!) ....ogni riferimento italiano è puramente casuale ... sic!
Al peggio non c'è mai fine ...i programmi televisivi "strappalacrime" si sprecano [così come le cipolle sparse abbondantemente intorno n.d.r.] in un crescendo di pathos che avvolge lo studio televisivo in una nebbia senza capo nè coda ...
Ai bambini, agli adolescenti, ai giovani viene proposto un mondo - più dell'apparire che dell'essere - in un crescendo di identificazioni in "modelli" e "status" che spaziano dalle veline ai soldi facili, dal BlackBarry di ultima generazione ai Suv, dal rampantismo .... al "conosco uno che ...." in parole povere ... la raccomandazione è un atto dovuto, una società in cui dilaga l'impunità e la prepotenza, una società in cui i libri si impolverano negli scaffali ....
Perchè si scomodano tuttologi e psichiatri, nel tentativo di spiegare come viene alimentato un clima di odio, di violenza che genera paura? La paura genera altra paura ... in un perverso "girone degli Inferi" di cui si perdono le responsabilità ....
Purtroppo, la risposta delle Istituzioni, della politica, è debole, asfittica .... si tenta la strada della repressione e poco ... della prevenzione ... della "cultura" della prevenzione ... Assistiamo ad un dialogo tra "sordi" che diviene quasi "un esercizio verbale".
Hanno diritto i cittadini a chiedere "i fatti" dallo Stato e da chi lo rappresenta nelle Istituzioni?
La Magistratura e le Forze di Polizia svolgono un lavoro encomiabile! E' solo un problema di repressione? Il garantismo è una gran bella conquista .... dobbiamo tutti ricordare, però, che le vittime hanno qualche diritto in più ....
In questa distorta visione della società, molto spesso NON si dialoga in famiglia, NON si dialoga con l'insegnante ed il tutto viene ridotto a brevi "comunicazioni di servizio", NON si dialoga con altri genitori anche solo per confrontare i problemi e le esperienze, NON si dialoga con l'esterno ed i disagi giovanili divengono fatti privati ......NON si dialoga con il vicino di casa, anzi, a volte neanche lo si conosce. NON si dialoga con i propri concittadini ....prima di aver fatto loro l'esame del sangue e del DNA ...
L'orgia del silenzio ... avviene anche negli Ipermercati, ove convergono le famiglie ... per passare il fine settimana ....salvo poi a scoprire d'improvviso che esistono le prepotenze, le aggressività, le violenze di cui sono protagonisti anche i ragazzi ed a cui viene data la semplicistica e pericolosa risposta delle "ronde fai da te". (quest'ultimo fenomeno tutto italiano..) Alla fine sembra quasi che "il bullismo" sia nato oggi ... così come la xenofobia .... Purtroppo, non c'è alcuna ricetta pronta per "il mestiere di genitore". Ci può solo aiutare il dialogo, l'ascolto, il confronto con altri genitori, con i docenti e la società in tutte le sue forme ed espressioni.
Ci può aiutare l'amore per le proprie origini, le proprie radici, per la memoria storica.
Senza alcun dubbio ogni generazione ha assistito ad aspre differenze sociali, discriminazioni e prevaricazioni.... ciò che fa la differenza è che l'attuale società super-tecnologica, del World Wide Web e della globalizzazione consente a tutti noi di uscire dal nostro "privato" e aprire una finestra sul mondo.
Tutti noi possiamo costruire una società multietnica, multiculturale, multireligiosa, multilinguista.
Le basi di questo dialogo sono nella Costituzione Italiana, di cui per brevità ..... riporto solo un fondamentale passaggio:

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Il mio modestissimo tentativo sarà di scovare il POSITIVO che c'è intorno a noi, cercando di valorizzare professionalità, progettualità, esperienze, creatività, in sintesi, le iniziative rese possibili dalla dedizione di tante donne ed uomini che sono impegnati ogni giorno nella scuola e Università, sanità e pubblica amministrazione, nelle Istituzioni, in Italia e all'estero, nell'editoria e nel mondo dell'informazione, nel sociale e nel volontariato, nel passato e nel presente, svolgendo la propria "missione" in realtà "virtuose" e "senza clamori".....
Semplicemente .... con passione ed impegno ....
Un viaggio nel passato e nel presente per un "incontro tra generazioni" con una voce prevalentemente "femminile" perchè la differenza di genere è ancora una discriminazione .....

Avanti ... su ... e non spingete per favore, uno alla volta :P

e...... come i miei antenati indios ... ho l'orecchio appoggiato al suolo, nei momenti liberi :-)
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cheyenne